- Mobilità professionale / Immagine obsoleta e superata delle abitudini di vita. La differenziazione della tariffa nel settore alimentare in base al diritto vigente si rifà sulla superata distinzione tra alimenti di base da un lato e il consumo al ristorante inteso come servizio «di lusso» dall’altro. Da tempo però questa differenziazione non è più al passo con i tempi: la mobilità professionale fa sì che oltre il 54% dei pasti (tra le ore 11 e le 15) siano consumati a pranzo. Per la maggior parte degli avventori pranzare fuori casa non è un lusso intenzionale, bensì piuttosto una necessità, quasi un «consumo obbligato». Al contrario al giorno d’oggi pietanze pronte sono disponibili anche nel commercio al dettaglio, che da tempo ormai si è lasciato alle spalle la funzione di mera fornitura di alimenti di base. Per questo motivo è giunto il momento di trattare queste due offerte equamente sul piano fiscale, indipendentemente dalla loro origine.
- Ingiustizia: per quale motivo il menù di un pranzo consumato nella mensa aziendale deve essere tassato il triplo rispetto al caviale nel negozio di specialità? Le famiglie con un reddito lordo fino a 4399 franchi ne spendono il 6% al ristorante. Le famiglie abbienti con oltre 11’800 franchi di reddito lordo ne spendono al contrario solo il 5,5%. Ciò significa che le famiglie con i redditi più deboli si servono (obbligatoriamente) delle aziende gastronomiche praticamente nella stessa misura delle famiglie più abbienti. Non è quindi pensabile che per esempio il caviale sia agevolato fiscalmente, mentre il menù giornaliero nella mensa aziendale sia assoggettato a una tariffa fiscale tre volte maggiore.
- Ruoli tradizionali. La distinzione fiscale tra il consumo dei pasti in casa e al ristorante deriva da una struttura di ruoli tramandati tradizionalmente: la donna cucina in casa e il marito lavora fuori casa. In base a questo modello l’uomo torna a casa a pranzo. Al ristorante ci si va solo in occasioni speciali. Il fatto che questi ruoli siano strutturati in modo errato è chiaro. Il pasto consumato al ristorante non è un lusso, bensì una necessità per la maggior parte dei dipendenti.
- Errore a livello di politica ambientale. Anche a livello di politica ambientale non è pensabile che i pasti pronti siano avvantaggiati rispetto al consumo delle pietanze nell’esercizio di gastronomia. Mentre i cibi pronti producono un’enorme quantità di rifiuti, nei ristoranti si consumano più stoviglie e posate e gli alimenti provengono da grandi confezioni che riducono al minimo la produzione di rifiuti.