- Evidente discriminazione del settore della ristorazione. L’industria della ristorazione da un lato e i take-away e il commercio al dettaglio (prodotti precotti e pronti al consumo) dall’altro sono diretti concorrenti per quanto riguarda i prodotti alimentari. Sebbene non si differenzino dal punto di vista del grado di lavorazione, negli esercizi concorrenti alla ristorazione questi prodotti vengono venduti a un’aliquota IVA ridotta: una pizza acquistata dal take-away, un caffè della stazione di servizio o un panino al chiosco sono notevolmente avvantaggiati sul piano fiscale rispetto agli stessi prodotti consumati al ristorante. Sussiste quindi una chiara discriminazione della ristorazione dovuta alla diversa tassazione delle medesime prestazioni di prodotti alimentari.
- Pesanti conseguenze. La differenza tra l’IVA pagata dal commercio al minuto o dai take-away e quella dei ristoranti è attualmente di ben 5,2 punti percentuali (dal 2011 persino del 5,5%). Questa discriminazione ha pesanti conseguenze sul settore ricettivo: a parità di fatturato un ristoratore versa il 5,2% di tasse in più rispetto ai suoi diretti concorrenti. Questa discriminazione dei ristoratori, sommando tante piccole consumazioni, si traduce in somme consistenti. E così la concorrenza viene pesantemente distorta.
- Ingiustizia. Per quale motivo un take-away per un caffè di Fr. 3.90 deve versare 9 centesimi di tasse, mentre il ristoratore per lo stesso caffè deve versarne 30? Per quale motivo il ristoratore deve pagare il triplo di tasse? Si tratta di una pesante distorsione: un ristoratore con un fatturato medio paga all’anno circa 30’000 franchi di tasse in più rispetto ai suoi diretti concorrenti.
- La distorsione della concorrenza è confermata da una sede neutrale. La distorsione della concorrenza provocata dalla discriminazione è pesante ed è stata confermata a chiare lettere anche dal controllo federale delle finanze.
- Violazione dei principi fiscali. Un importante principio fiscale è che la tassazione non debba provocare falsificazioni concorrenziali tra aziende, settori e regioni. Deve valere assolutamente il principio della neutralità della concorrenza. A questo si aggiunge il principio della giustizia fiscale. Il carico fiscale deve essere ripartito equamente tra i contribuenti. Aliquote differenziate si ripercuotono pesantemente sul tessuto del libero mercato. Il consumo più conveniente di alimenti presso i take-away ha provocato artificialmente una contrazione dei consumi di bevande analcoliche e alimenti nei ristoranti, modificando così gli equilibri di mercato. La conseguenza sono allocazioni errate e indesiderate.